“Sempre Vuote le Mie Tasche” è un brano crudo e consapevole che analizza le contraddizioni del sistema economico moderno attraverso un ritratto impietoso delle disuguaglianze sociali. VDV intreccia uno storytelling personale a metafore incisive, muovendosi tra dinamiche di controllo sistemico e vulnerabilità emotiva. La traccia trasforma il tecnicismo finanziario in una litania di denuncia, esplorando temi complessi come lo sfruttamento, l’accesso ai diritti e la pervasività del consumismo. Con un finale in bilico tra integrità creativa e necessità di sopravvivenza, il progetto si configura come un atto di resistenza per chi sceglie la strada della lucidità nonostante le difficoltà.
L'artista commenta così il nuovo lavoro: "Con questo brano ho voluto guardare la realtà dritto negli occhi, senza filtri. 'Sempre Vuote le Mie Tasche' nasce dalla rabbia di chi vive ai margini e deve lottare quotidianamente per i propri diritti, affrontando sacrifici enormi anche solo per le necessità primarie. Non volevo stilare un semplice elenco di lamentele, ma trasfigurare il lessico dell'economia — dai mutui alle cedole — in una testimonianza musicale che sveli quanto siamo intrappolati in certi meccanismi. Racconto il mio conflitto interiore tra il desiderio di restare integro e il compromesso necessario per andare avanti. È una dedica a chi continua a combattere e a chi sa ridere amaro delle proprie sconfitte, consapevole che la vera ricchezza risiede nella capacità di non farsi piegare."
Il videoclip di “Sempre vuote le mie tasche” traduce queste premesse in un'esperienza visiva diretta e carica di tensione. L'estetica minimalista punta su una palette cromatica di contrasti netti tra luci e ombre, alternando spaccati intimi a visioni collettive. Lontano dallo sfarzo degli effetti speciali, il visual celebra l'autenticità della strada e la verità di chi non possiede nulla. Il momento di massima forza narrativa avviene quando una donna, simbolo del privilegio, sottrae le poche monete a un indigente anziché aiutarlo: un’immagine di cristallina brutalità che sintetizza la logica del profitto e l'assenza di pietà di un sistema che si nutre di chi è già a terra.
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