Il manifesto Svimar per invertire lo spopolamento di Melinda Miceli Intervista al Presidente Giacomo Rosa

 


C’è un’Italia che resiste lontano dalle grandi metropoli, tra borghi antichi, colline, montagne e territori spesso dimenticati dalle grandi strategie nazionali. È l’Italia delle aree interne del Sud, che oggi torna al centro del dibattito grazie al manifesto lanciato da SVIMAR, l’Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno e delle Aree Interne.

La locandina dal titolo “Il diritto di restare, la libertà di intraprendere” sintetizza in dieci punti una proposta politica, economica e culturale che punta a trasformare i territori considerati “isolati” in nuovi motori di sviluppo per l’intero Paese.

Al centro del documento emerge un principio semplice ma potente: nessuno dovrebbe essere costretto a lasciare la propria terra per mancanza di servizi, infrastrutture o opportunità.

Il testo affronta in modo diretto le grandi criticità che affliggono le aree interne del Mezzogiorno: collegamenti ferroviari insufficienti, strade inadeguate, carenza di servizi sanitari, scuole che chiudono, digital divide, burocrazia e mancanza di incentivi per le imprese.

Secondo SVIMAR, il rilancio del Sud passa attraverso una strategia integrata che metta insieme: alta velocità ferroviaria e mobilità moderna; sanità territoriale e ospedali di prossimità; scuole come presìdi culturali permanenti; digitalizzazione con fibra e 5G, fiscalità di vantaggio e ZES;, agricoltura innovativa e filiere sostenibili; turismo delle radici e valorizzazione dei borghi; comunità energetiche rinnovabili; semplificazione amministrativa per i piccoli comuni. Non si tratta soltanto di rivendicazioni infrastrutturali, ma di una visione politica che propone un nuovo equilibrio territoriale nazionale.


Giacomo Rosa: “Le aree interne non sono un peso, ma una risorsa”

Abbiamo immaginato di raccogliere il pensiero del presidente di SVIMAR, Giacomo Rosa, per approfondire il significato del manifesto.

Presidente Rosa, perché avete scelto lo slogan “Il diritto di restare”?

“Perché troppo spesso i giovani del Sud sono stati costretti a partire. Noi crediamo invece che restare debba diventare una possibilità concreta e dignitosa. Nessuno deve sentirsi obbligato ad abbandonare il proprio paese per studiare, lavorare o curarsi.”

Nel manifesto insistete molto sul tema delle infrastrutture.

“Senza collegamenti moderni non esiste sviluppo. Le aree interne devono uscire dall’isolamento storico che le penalizza da decenni. Alta velocità, strade sicure e connessioni digitali non sono privilegi: sono diritti di cittadinanza.”

Un altro punto centrale è la sanità territoriale.

“Non possiamo accettare che la qualità delle cure dipenda dal CAP di residenza. Gli ospedali di prossimità, la telemedicina e la medicina territoriale sono fondamentali per garantire dignità alle comunità interne, soprattutto agli anziani.”

Qual è il ruolo dei giovani in questa visione?

“Decisivo. Se diamo ai giovani strumenti, servizi e opportunità, molti sceglierebbero di restare o persino di tornare. Penso alle startup agricole, al turismo esperienziale, alle professioni digitali. Le aree interne possono diventare laboratori di innovazione e qualità della vita.”

E sul fronte energetico e ambientale?

“Le aree interne rappresentano il polmone verde del Paese. Le comunità energetiche rinnovabili possono trasformare la sostenibilità in sviluppo economico diretto per cittadini e comuni.”

Una nuova idea di Mezzogiorno

Il manifesto SVIMAR si inserisce in un momento storico in cui il tema dello spopolamento e della desertificazione sociale dei piccoli comuni è diventato centrale nel dibattito pubblico.

La proposta della Svimar non guarda al Sud come area marginale da assistere, ma come area strategica da valorizzare attraverso investimenti, innovazione e autonomia amministrativa. Nel documento emerge anche un forte richiamo culturale, recuperare il senso di appartenenza, la memoria delle comunità e il legame con le radici. Il messaggio finale appare chiaro, il futuro del Mezzogiorno non passa dall’abbandono dei territori interni, ma dalla loro rinascita. E forse, proprio da quei borghi oggi considerati periferici, potrebbe nascere una nuova idea di sviluppo italiano.

a cura di Melinda Miceli (Critico d’arte)

Post a Comment

Nuova Vecchia

pubblicità

pubblicità