In un clima di partecipazione intensa, l’incontro ha restituito il ritratto
di una città sospesa tra difficoltà e desiderio di riscatto. Al centro
dell’intervento del candidato sindaco, la necessità di una discontinuità netta
rispetto al passato, fondata su competenza, responsabilità e presenza concreta
sul territorio.
«Bisogna voltare pagina», ha affermato Belardo, scandendo con decisione la
linea politica della coalizione. Ma il suo intervento si è sviluppato ben oltre
lo slogan iniziale, assumendo i tratti di una riflessione articolata sul ruolo
della politica e sulla condizione attuale della città.
«Voltare pagina significa prima di tutto recuperare il senso autentico
dell’impegno pubblico — ha proseguito — significa abbandonare definitivamente
una politica fatta di divisioni, personalismi e contrapposizioni sterili, per
tornare a una politica vera, capace di ascoltare, comprendere e costruire».
Il candidato ha poi richiamato con forza il tema della responsabilità
collettiva: «Noi dobbiamo essere in grado di parlare a tutti, di convincere
amici, parenti, conoscenti, non con promesse vuote ma con motivazioni serie,
credibili, concrete. Perché qui non si tratta di aiutare noi, si tratta di
aiutare Capodrise a rialzarsi».
Belardo ha quindi affrontato uno dei nodi più delicati: la condizione
finanziaria dell’ente. Il dissesto, già dichiarato, è stato indicato come il
risultato di una gestione amministrativa passata definita «assolutamente
inadeguata e priva di visione», una situazione che ha prodotto effetti
tangibili sul piano dei servizi, delle infrastrutture e delle opportunità.
«Oggi Capodrise è una comunità che fatica a trovare sbocchi — ha evidenziato
— una realtà che, in termini di servizi, prestazioni e visibilità, si colloca
agli ultimi posti. E questo non è accettabile».
Da qui la necessità di una ricostruzione complessiva: «Serve un lavoro
quotidiano, concreto, fatto di presenza, di ascolto, di capacità
amministrativa. Non bastano le parole, occorrono azioni, programmazione, una
visione che guardi lontano».
Belardo ha poi posto l’accento sulla qualità della squadra: «Abbiamo persone
competenti, abbiamo giovani straordinari, abbiamo esperienze diverse che si
integrano. Questa non è una lista costruita a tavolino, è una comunità che si
mette in gioco».
E ancora: «Dobbiamo lavorare gomito a gomito, braccio a braccio, senza
protagonismi, senza individualismi, per far sì che Capodrise possa tornare a
risorgere, a risplendere, a ritrovare una propria centralità nel territorio
provinciale».
Non è mancato un passaggio sulla necessità di una rete istituzionale solida:
«Le cose si fanno con una filiera politica capace di dialogare con i livelli
sovracomunali. Senza questo, ogni progetto rischia di restare sulla carta».
Infine, l’appello conclusivo: «Aiutateci a portare avanti questo percorso.
Aiutateci a diffondere questa idea di cambiamento. Non è una battaglia nostra,
è una sfida che riguarda tutti. Capodrise ha bisogno di ritrovare fiducia,
dignità, prospettiva».
Eppure, più delle parole programmatiche, a imprimere una svolta emotiva alla
serata è stato l’intervento di Maria Sorbo, che ha incarnato con forza il
sentimento diffuso tra le famiglie del territorio.
Il suo discorso ha assunto i tratti di una testimonianza autentica, capace
di trasformare la politica in responsabilità quotidiana. «Ho sentito il forte
dovere di scendere in campo perché, come mamma, non posso più restare ferma a
guardare», ha dichiarato.
Sorbo ha poi richiamato il tema del futuro delle nuove generazioni con
parole nette: «Dobbiamo promettere ai nostri figli un paese sicuro e con
obiettivi veri». Un passaggio che ha segnato una distanza evidente da ogni
logica personalistica: «A me non servono poltrone, ma serve che Capodrise abbia
un Comune capace di ascoltare e aiutare le famiglie e i giovani».
Il momento più intenso è giunto quando ha descritto la condizione della
città senza attenuazioni: «Io ci ho messo la faccia e il cuore. Solo insieme
possiamo restituire ai nostri figli un paese degno, un futuro certo e concreto,
perché Capodrise oggi è stata messa in ginocchio».
Di forte impatto anche l’intervento di Michele Tartaglione, che ha portato
al centro del dibattito la questione della scuola partendo da una dimensione
personale: «Il motivo per cui sono qui ha un nome: mio figlio». Da qui
l’impegno preciso: «Farò di tutto affinché la scuola resti a Capodrise».
Accanto a questi interventi, la serata ha visto la partecipazione corale di
tutti i candidati della lista: Domenico Capasso, Alessandro Costantino, Davide
Cutillo, Salvatore Delli Paoli, Andrea Dipetti, Silvestro Ferraro detto
Silvano, Ida Giurin, Raffaele Marino, Vincenzo Oriano, Lucia Raucci, Maria
Ricciardi, Maria Sorbo, Michele Tartaglione e Aurora Todisco.
Nel corso degli interventi sono emerse criticità diffuse: dalla mancanza di
spazi per giovani e bambini, alla viabilità, fino alla carenza di servizi e
opportunità.
A chiudere l’incontro è stato ancora Belardo, che ha ricondotto ogni
intervento a una visione condivisa e a una responsabilità comune.
La campagna elettorale entra così nel vivo, ma il segnale più significativo
emerso dalla serata va oltre la competizione politica. È il tentativo di
riportare la discussione pubblica dentro la vita reale delle persone.
Perché, in definitiva, il futuro di Capodrise non si giocherà soltanto nelle
urne, ma nella capacità di una comunità di riconoscersi, di assumersi
responsabilità condivise e di trasformare la difficoltà in possibilità.

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