BASTA CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE E TIK TOK CHE APPOGGIA CANZONI ORRENDE

Il grande inganno musicale: perché io, Nando di Stefano e Monica Brown combattiamo l'anti-arte

Il mondo della musica sta attraversando la sua crisi più buia, schiacciato tra due forze opposte ma ugualmente distruttive: da un lato la fredda automazione della tecnologia, dall'altro la celebrazione social del dilettantismo privo di talento. Quella che doveva essere l'arte dell'anima si sta trasformando in un'industria del rumore usa e getta.Come Genny Caiazzo, opinionista del web, ho deciso di non restare a guardare. Da tempo, insieme ai miei storici amici e colleghi, porto avanti una vera e propria trincea di resistenza culturale. Nelle nostre dirette streaming, insieme al musicista, arrangiatore e compositore Nando Di Stefano e alla cantante e autrice rock Monica Brown, ci esponiamo in prima linea. Insieme a un folto gruppo di artisti indipendenti, usiamo le nostre live come spazio di protesta per denunciare, lottare e smascherare questo sistema malato che chiamiamo, senza giri di parole, l'anti-musica.

La piaga dell'intelligenza artificiale: l'illusione in un click L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa nel mercato discografico non è progresso, ma un insulto al merito. Un algoritmo non soffre, non studia, non si emoziona: calcola. Eppure, finti cantanti e brani sintetici creati in pochi secondi stanno saturando le piattaforme digitali.Il paradosso più doloroso lo commentiamo spesso nelle nostre live, osservando ciò che si consuma nei commenti sui social network. Sotto i profili di questi avatar di pixel, creati dal nulla, si legge ormai con frequenza una frase disarmante: “Hai una voce stupenda, spero davvero che qualcuno ti noti!”. Questa incapacità del pubblico di distinguere un software da un essere umano evidenzia un analfabetismo digitale e un'ignoranza culturale preoccupanti. Si prova empatia per un codice binario, mentre i veri musicisti e parolieri, che dedicano la vita allo studio e al sacrificio, vengono lasciati nell'ombra.

La dittatura dei TikToker: la fabbrica delle mostruosità virali L'intelligenza artificiale è però solo metà del problema che denunciamo quotidianamente. L'altra metà è rappresentata dalla proliferazione di Tiktoker e influencer completamente privi di talento che, da un giorno all'altro, si improvvisano cantanti.TikTok, in particolare, mostra oggi la parte peggiore di sé, trasformandosi in una fabbrica di canzoni oggettivamente inascoltabili che si trasformano in tormentoni sterili, confinati all'interno del social stesso. Siamo davanti a prodotti che sono sotto gli occhi e le orecchie di tutti, ma che rimangono pure mostruosità acustiche. Un esempio lampante è il brano "Non sono cioccolata". Chi interpreta questo pezzo orrendo, e chi come lei porta avanti canzoni – se così si possono definire – del tutto inascoltabili, fa semplicemente vergognare. È una vergogna profonda per chi fa musica vera, per chi ha una voce autentica e possiede l'arte nel sangue. È un insulto a tutti coloro che praticano e coltivano il vero talento.Personaggi del genere dovrebbero essere privati di qualsiasi spazio mediatico. È inaccettabile che i veri artisti vengano messi in ombra e dimenticati, mentre su TikTok proliferano e vengono premiati fenomeni così aberranti e privi di dignità artistica.La nostra battaglia non si fermaLa musica ha bisogno di facce, di storie, di sudore e di imperfezioni umane. Accettare passivamente i cloni della tecnologia e i miracolati del web significa rassegnarsi a un futuro culturale piatto e artificiale. La battaglia che io, Nando e Monica stiamo combattendo nelle nostre dirette non è un nostalgico rifiuto del progresso, ma la difesa del talento reale, dello studio e del rispetto per l'ascoltatore. È tempo di spegnere gli algoritmi, smettere di regalare click al vuoto e tornare a sostenere l'arte vera.
 a cura di Genny Caiazzo

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