Qualche giorno fa ho avuto l’opportunità di parlare al telefono con Stefan Schwoch, ex attaccante molto amato dai tifosi, soprattutto a Napoli. È stata una chiacchierata semplice ma ricca di spunti interessanti, in cui Stefan ha raccontato il suo rapporto con il calcio, i ricordi più belli della carriera e i consigli per i giovani.
Stefan, come è nata la tua passione per il calcio?
È nata quando ero molto piccolo, grazie a mio papà. Abitavo vicino a un campetto e guardando le partite mi sono subito innamorato di questo sport. Da lì è nato il sogno di trasformare quella passione in un lavoro.
Quando hai capito che il calcio sarebbe potuto diventare la tua professione?
È stato un percorso graduale. Da ragazzo speri sempre di poterci riuscire, poi con il tempo e i sacrifici inizi a capire che il sogno può diventare realtà.
Qual è il ricordo più bello del tuo periodo a Napoli?
Non c’è un momento preciso. È stato qualcosa che è cresciuto piano piano, grazie all’amore per la maglia e al rapporto con i tifosi. Ancora oggi, quando torno a Napoli, sento tanto affetto e questa è una cosa che mi emoziona molto.
Che emozione si prova a segnare davanti a migliaia di persone?
Il gol dà sempre una grande soddisfazione, indipendentemente dal numero di spettatori. È il risultato del lavoro fatto durante la settimana insieme alla squadra. Certo, avere il sostegno di 70.000 persone rende tutto ancora più speciale.
Quanto conta il lavoro di squadra dietro un gol?
Tantissimo. Un gol non è mai solo merito di chi segna, ma di tutto il lavoro fatto insieme ai compagni e allo staff durante gli allenamenti.
Com’è stato affrontare il ritiro dal calcio giocato?
È stata una scelta serena. A 38 anni avevo problemi alle ginocchia e ho capito che non riuscivo più ad allenarmi come volevo. Ho preferito fermarmi senza rimpianti.
Ti manca il calcio oggi?
No, sinceramente no. Quando capisci che il fisico non ti permette più di dare il massimo, accetti con serenità il momento di smettere.
Che consiglio daresti ai ragazzi che sognano di diventare calciatori?
Devono impegnarsi al massimo, ma senza trascurare lo studio. Il calcio è un mondo difficile, pieno di ostacoli e situazioni che non dipendono solo da te. Lo studio, invece, è qualcosa che costruisci con le tue forze ed è fondamentale per il futuro.
Questa intervista mi ha permesso di conoscere non solo un grande ex calciatore, ma soprattutto una persona autentica, umile e molto saggia.
a cura di Vincenzo Esposito
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