Sarà prolungata fino al 12 marzo, data del finissage, alla Casa Argentina, Ambasciata Argentina in Roma “Dialoghi senza confini – 9 voci dell’arte tra Italia e Argentina”, collettiva d’arte contemporanea organizzata dalla ContArt Gallery di Roma in collaborazione con l’Ambasciata Argentina.
Il percorso ideato dalle curatrici Stella Maresca Riccardi e Lucrezia Febo si arricchisce di nuove opere, proprio a voler rafforzare quella narrazione composita nella quale gli artisti, ognuno con la propria sensibilità, creano tracce nella memoria, costruiscono intrecci condivisi, tracciano linee di congiunzione, stabilendo connessioni tra storie personali e collettive.
Le opere di Michel Oz vibrano al ritmo delle tante culture che hanno attraversato e contaminato il suo originale linguaggio visivo. L’artista si muove tra l’Europa e l’America Latina, vive le contraddizioni e le bellezze di Roma, come quelle di Buenos Aires, trasformando il caos in gesto artistico. I frammenti provenienti dagli scarti urbani perdono il loro carattere effimero per raccontare il contemporaneo, ciò che ogni giorno guardiamo senza vedere, persi all’interno della frenesia di un quotidiano che è esso stesso effimero e “non reale”. L'arte di Michel Oz è un viaggio tattile e visivo che trasforma la polvere e il rumore delle metropoli in riflessioni universali. Per l'artista italo-argentino, l’Argentina non è solo un’origine, ma un'identità vibrante che dialoga costantemente con l’Italia. Le sue opere prelevano frammenti dai quartieri più antichi e popolari di entrambe le città, creando una narrazione che parla una lingua comune: quella della strada.
L’italo-argentina Lucia Calabrino esplora le sue origini attraverso l’arte contemporanea. L’artista intreccia fotografia, lettere, mappe e memorie familiari per raccontare la sua identità. Il femminile emerge come figura centrale, forte e simbolica. L’arte di Calabrino trasforma l’individualità in memoria collettiva, un invito a interrogarsi su temi universali come appartenenza, migrazione e memoria. L’artista combina elementi dell'arte moderna con processi contemporanei e sperimentali; in un’epoca di frenesia le opere di Lucia Calabrino sono un invito alla contemplazione, al dubbio e alla scoperta.
L’artista argentina Rocky Cervini trasforma in forme e colori i dolori e i traumi dell’esistenza aprendo uno spazio di riflessione sull’intimo e sulle sue possibilità di espressione e comunicazione con il mondo esterno; un’arte incentrata sull’esplorazione dei legami e di come essi imprimono indelebilmente il corpo e la mente. L’inconscio in Rocky Cervini diventa paesaggio popolato da forme organiche, quasi biologiche, che evocano legami viscerali e sentimenti non detti. Queste figure "escono" dal piano bidimensionale attraverso l'uso magistrale delle ombre, che l'artista descrive come metafore del silenzio e delle emozioni trattenute.
Sono ricchi di significato gli origami esposti dall’originale artista argentina Wanda Wainsten: ogni piega e ogni angolo rappresenta un passaggio di vita, sottolinea un momento di transizione e le meravigliose immagini proiettate sullo schermo della sala cinema dell’Ambasciata, mostrano al pubblico come le forme, sempre diverse, assunte dagli origami sono perfetta metafora dell’esistenza: ogni evento o passaggio o emozione vissuta modella la nostra personalità, il nostro presente e il nostro destino. La sua tecnica distintiva di "sculpture painting" sembra quasi voler emulare il dinamismo dei passi del tango. Le pieghe della carta e degli origami non sono solo decorazioni, ma rappresentano il ritmo e la libertà melodica tipici di questa danza.
Romina Wainsten, attraverso le linee pulite ed eleganti del linguaggio astratto che la caratterizza, con le opere Foco Azul e Foco Blanco omaggia il Sol de Mayo e le rette che lo attraversano simboleggiano le tracce lasciate dalle memorie collettive, le connessioni, le relazioni che con i loro intrecci costituiscono un prezioso mezzo di scambio. Le sottili linee nell’opera della Wainstein sono l’astrazione attraverso cui comunichiamo ed al tempo stesso la testimonianza del nostro passaggio. Le opere rappresentano concetti universali come la tensione, il distacco e la rinascita, invitando l'osservatore a una "conoscenza di sé" attraverso la sensibilità pura.
Compone pieghe nella stoffa Titti Faranda e attraverso il suo linguaggio materico dà spessore al pensiero; la stoffa modellata e composta evoca le tracce lasciate dalla memoria; la materia diventa respiro, vibrazione, trasparenza. Si piega, si fonde, accoglie il colore rivelando forme nuove e inattese. Attraverso le sue opere Titti Faranda inventa un universo in cui l’immaginazione dialoga con gli elementi che l’artista di volta in volta modella a suo desiderio in uno slancio di creatività libera e visionaria. Recuperando plastiche, tessuti e metalli, l'artista sottrae l'oggetto alla sua "morte" funzionale. Questo gesto estetico diventa una riflessione sulla capacità dell'arte di rigenerare ciò che è frammentato, trasformando il residuo in memoria collettiva.
Si muove tra astrazione e figura la pittura di Marco Mezzacappa: le sue opere nascono dall’incontro tra immagini fotografiche personali ed elementi grafici e geometrici, dando vita a composizioni in cui panneggi, chiaroscuri e tracce organiche si intrecciano a superfici lineari e strutture rigorose. Lo spazio è sempre per questo artista, elemento fondante di un linguaggio visivo che coniuga memoria e modernità. All’interno della Casa Argentina in Roma l’opera di Mezzacappa diventa architettura nell’architettura, armonizzandosi magistralmente con l’ambiente. Le sue “tracce” documentano il passaggio del tempo nell’interiorità. La sua pittura si fa archeologia dell'anima: ogni pennellata è un frammento di vissuto che riaffiora, sovrapponendosi a memorie precedenti in un processo di stratificazione continua.
Il linguaggio visuale di Fabrizio Bonato si basa sui contrasti e l’uso assoluto del colore. L’artista disgrega la materia, la frammenta per liberarne tutta l’energia e la potenza. Le sue opere bloccano letteralmente lo sguardo dello spettatore; il pubblico diventa testimone oculare di un processo di trasformazione che ha visto come due schermidori l’artista e la materia e l’opera è il risultato di una relazione tra corpo, movimento, spazio in cui le regole che la governano sono sovvertite. Bonato definisce la sua pratica come una "terapia materica". In questo processo, l'atto creativo non è solo estetico ma catartico:
L’arte dell’italoamericano Fabrizio Cugia è la chiave di riscoperta del valore simbolico dei gesti e dei luoghi del quotidiano. Le opere si focalizzano sul contrasto di forma, strutture e serpeggio cromatico; un’arte quindi che diventa uno strumento di trasformazione e di materializzazione del vero e del bello entrando in connessione profonda con l’essenza dell’essere umano, con il sé più autentico. Le opere esposte, come "Generale Tal dei Tali" agiscono come depositi di memoria. Cugia non si limita alla rappresentazione estetica, ma scava nelle "tracce" emotive e storiche che legano i due popoli, trasformando il quadro in un palinsesto di significati stratificati.
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