Uno dei rari musei artistici sopravvissuti grazie alla presenza della scuola. La saletta Palizzi mostra le opere del pittore di origini abruzzese “artista dal vero” che, fissava sui bozzetti i colori autunnali del paesaggio sulla scia della corrente verista di fine 800. Grande osservatore di animali, dipinge protomi leonine, uccelli in volo, aquile e soprattutto cani. La mattonella “saggio di cielo” realizzata dal maestro per insegnare agli allievi lo sfumato del cielo. Dirige l’officina di ceramica che ritiene più facile da apprendere, essendo un’arte minore. Un ritratto di Giovanni Tesorone, una delle menti illuminate della scuola e, in seguito, acerrimo nemico di Filippo Palizzi, uomo della vecchia guardia che faceva la divisione rigida tra arti maggiori e arti minori con una funzione decorativa; invece, Tesorone credeva molto nelle arti applicate, infatti alla fine dell’800 con l’industrializzazione e la standardizzazione del prodotto, l’arte applicata permetteva di dare un piccolo valore aggiunto che dava qualità all’opera stessa. Tesorone nel 1902 lasciò la scuola portando con sé i due migliori allievi, Montrone e Pettinati, dando vita a “La figurina artistica meridionale” che ha fatto con Comencini il Chiosco a Piazza San Ferdinando dal 1907 al 1927, e altre opere liberty che vediamo nella città. Ammiriamo lo splendido pavimento “Petali di rosa” firmato dal maestro, sintesi tra arte industriale, ripetitiva, la standardizzazione, e la spontaneità, l’ispirazione artistica di questi petali disordinati che è imprescindibile per Palizzi. Sono opere quindi riproducili: lo ritroviamo in uno dei salotti di Parco dei Principi a Sorrento, e poi, ma forse è stato sollevato, nella famosa villa alla Gaiola degli sfortunati coniugi assassinati; un altro molto bello si trova nel salottino privato di una nota signora de’alta borghesia a Palermo.
A coronamento di tanta bellezza che ha certo saziato l’anima e gli occhi, il famoso chef @peppeguidachef fa preparato un menù altrettanto elegante con i suoi iconici piatti, tra cui gli spaghettini limone e provolone del monaco. Non poteva mancare @vesuviodop Consorzio Tutela Vini a completare lo scenario.
a cura di Titti Astarita






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