Introduzione al testo
In questa lirica, Genny Caiazzo lancia un grido d'allarme lucido e amaro sulla deriva della società contemporanea. Attraverso una sequenza di immagini fortemente contrastanti dove gli arcobaleni perdono le loro sfumature e i giardini rimangono spogli, l'autore fotografa il vuoto esistenziale e morale del nostro tempo. Dalla finzione dei palcoscenici virtuali alla perdita dell'innocenza, il testo si configura come una radiografia della disillusione, un viaggio poetico dentro un mondo che sembra aver smarrito la giustizia e, con essa, la propria umanità.
ARCOBALENI SENZA COLORI
Non ci sono troppe stelle da contare
Non c'è un film in bianco e nero da guardare,
poche pagine da leggere
senza poi capire,
la storia che appassiona come va a finire,
sale negli occhi per non poter vedere ,
ti passa sopra e scappa
chi vive di potere,
si uccidono farfalle che erano intoccabili,
si dividono coppie
che erano inseparabili,
il traditore sembra essere un vincitore eterno,
sulla terra domina il male sembra l'inferno,
genera giochi sadici il destino,
toglie l'innocenza perfino ad un bambino,
sui social tutti fenomeni si credono famosi,
un offesa per i veri artisti sono vergognosi,
chi si ribella sbatte contro un muro,
l'oscenità sembra essere il futuro,
arcobaleni senza colori
giardini senza fiori,
il valore dell'umanità è quasi assente,
non c'è giustizia non c'è piu niente.
a cura di Genny Caiazzo

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