ROMA – Ci sono immagini che non si limitano a documentare la realtà, ma riescono a catturarne l’anima profonda. È questo il miracolo visivo che si compie negli scatti del fotografo Fabrizio Nocini, capace di trasformare l’inaugurazione del festival “L’Angelo e la luna” a Castel Sant’Angelo in un racconto poetico fatto di luci, ombre e pura emozione. L'obiettivo di Nocini è riuscito a fermare nel tempo la vibrante energia dei Baba Yaga. Attraverso il suo sguardo, il sound infuocato e virtuosistico della band non è solo qualcosa da ascoltare, ma diventa visibile: si percepisce la passione nei gesti dei musicisti, la tensione vibrante delle corde del violino, il respiro della fisarmonica e l’estasi del pubblico, rapito da un repertorio selvaggio che spazia dai ritmi balcanici al jazz gitano. Ma la vera forza delle fotografie di Nocini risiede nella capacità di far dialogare l'effimera bellezza della musica con l'eterna maestosità di Castel Sant’Angelo. Ogni scatto è un contrasto perfetto: la pietra millenaria della fortezza papale, testimone di secoli di storia, viene accarezzata e quasi ammorbidita dai riflessi argentei della luna e dalle vibrazioni delle melodie klezmer. Nocini non fotografa semplicemente un concerto; immortala un incantesimo, regalando a chi guarda la sensazione di trovarsi lì, sul Lungotevere, a respirare l'aria fresca di una notte romana estiva carica di mistero e meraviglia.
immortala un incantesimo, regalando a chi guarda la sensazione di trovarsi lì, sul Lungotevere, a respirare l'aria fresca di una notte romana estiva carica di mistero e meraviglia. Un vero e proprio atto d'amore per la musica e per la Città Eterna.







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