POZZUOLI - Nel silenzio del Lago d’Averno e come luce di scena il solo tramonto: è in questa cornice suggestiva che la rassegna 'Teatro (alla deriva) al Giardino' ha celebrato un traguardo importante, spegnendo la sua quindicesima candelina. Nata da un’idea di Ernesto Colutta e con la direzione artistica di Giovanni Meola — alla guida del progetto per il quattordicesimo anno consecutivo —, essa ha saputo rinnovarsi senza perdere il suo spirito autentico. Dopo il lungo capitolo sulla 'storica' zattera delle Terme Stufe di Nerone, il festival ha trovato nuova linfa nella natura verdeggiante del Giardino dell'Orco, confermando un legame indissolubile con il suo pubblico. Per questa XV edizione, conclusasi mercoledì 29 luglio, Meola ha azzardato un cartellone composto da debutti o da quasi debutti, che spaziano dalla riscrittura delle fiabe a Molière, passando per omaggi musicali a E. A. Mario e riletture shakespeariane.
Abbiamo intervistato il regista e direttore artistico per farci raccontare l'evoluzione di questa scommessa culturale, la risposta degli spettatori di fronte a scelte così audaci e lo stato di salute del teatro indipendente sul territorio flegreo.
Quattordici anni di direzione artistica sono un traguardo raro. In questo viaggio c’è stato anche il recente trasferimento dalla zattera al Giardino dell'Orco. Come si è evoluto in questi anni il rapporto con il pubblico?
Concordo in pieno: quattordici anni sono davvero tanti ed è cosa rara riuscire a mantenere in vita un progetto così affascinante e complesso, come il fare spettacoli in ambienti non direttamente predisposti a tal fine. Questa seconda edizione al Giardino dell’Orco, però, ci conforta sulla bontà della scelta, perché il pubblico ha ricominciato a seguire con affetto e partecipazione. I dati di quest’anno, mediamente in netta salita rispetto allo scorso anno, lo testimoniano in pieno. Riproponendo una tendenza che già avevamo felicemente sperimentato con la zattera alle Stufe di Nerone.
Per questa edizione ha puntato su un cartellone di quattro spettacoli che sono veri e propri debutti o scommesse audaci. Cosa l'ha spinta a fare questa scelta coraggiosa?
Già altre volte, in passato, avevo inserito qualche debutto, e la risposta mi era sembrata molto interessante. Quest’anno volevo capire quanto questa linea potesse essere premiata. Ovviamente, si tratta di debutti o mezzi debutti, ma non per me, che di tutti i lavori conoscevo già molto, se non tutto, perché il rapporto che ho cercato di costruire nel tempo col nostro pubblico si basa esattamente su questo, sul fatto cioè che gli spettatori spesso vengono indipendentemente da chi è previsto in cartellone perché hanno fiducia nelle scelte da me effettuate. E questo non solo mi onora profondamente, ma mi responsabilizza tanto. E mi sembra di poter dire che le scelte di quest’anno siano state assai apprezzate.
Il 12 luglio è andata in scena la sua rivisitazione de 'Le Preziose Ridicole' , dove il testo di Molière si contamina con una forte componente metateatrale e pirandelliana. Come hanno reagito gli attori — e poi il pubblico — a questo cortocircuito tra finzione e realtà?
Quest'atto unico, il primo che Molière scrisse e mise in scena una volta tornato in auge a corte del Re Sole, Luigi XIV, si prestava magnificamente, a mio avviso, a questo tipo di gioco teatrale, nel quale non solo la metateatralità fa scaturire ragionamenti e conflitti legati al nostro mondo odierno, ma nel quale l’animalizzazione dei personaggi determina uno scarto nella visione dello spettatore, che si interroga in profondità sulla natura delle azioni degli esseri umani, che altro non sono che semplici animali più evoluti. Il pubblico ha apprezzato il ritmo, l’arguzia, il divertimento, credo e spero, intelligente, che abbiamo cercato di mettere in questo lavoro corale e inconsueto.
Fare teatro sul territorio richiede tenacia. Al di là dei proclami, qual è lo stato di salute del dialogo tra la macchina culturale di 'Teatro alla Deriva' e le istituzioni locali? Cosa manca davvero per dare supporto a progetti come il vostro?
In realtà, 'Teatro alla Deriva (al Giardino)' è un evento di natura privata che avrebbe bisogno solo di ulteriore visibilità, mediatica e istituzionale, per poter implementare la partecipazione di spettatori che, una volta conosciuta questa realtà, se ne innamorano e ci tornano. Poi, ovviamente, se una qualche istituzione si rendesse conto che anche con un piccolo contributo potrebbe rendere ancora più stabile questo appuntamento, che fa i salti mortali per essere sostenibile autofinanziandosi, potrebbe solo farci piacere. Anche perché potrebbe generare un indotto di tipo culturale, non solo con la rassegna in sé, ma anche con altri appuntamenti di varia natura, dai laboratori attoriali alla presentazione di libri.
Foto: Davide Russo

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