Dal 4 agosto Somma Vesuviana illumina la Festa delle Lucerne in onore della Madonna della Neve

A Somma Vesuviana, nel Borgo Antico del Casamale, ogni 4 anni in cui si riducono le luci elettriche e si fa un tuffo nel passato.

È la Festa delle Lucerne, legata alla Madonna della Neve del 5 agosto, ma molto più antica. Si svolge dal 4 al 6 agosto, ogni quattro anni e accende più di 4000 piccole luci a olio. L'ultima documentata risale al 1757, quando nei registri del convento si annotavano le spese per l'olio delle lucernelle

Le lucerne di coccio: cosa sono davvero

La lucerna non è una candela. È una lampada di terracotta fatta a mano, un piccolo recipiente di terra cotta che contiene olio e un lucignolo - o' lucigno.

• Terra + Fuoco: è terra che contiene fuoco. Per questo è potentissima. Nel linguaggio esoterico era sinonimo di luce suprema e di purezza, ma nella cultura popolare è anche simbolo del sesso, femminile e maschile, della capacità di procreare e del fuoco cimiteriale. 

• Una luce viva: non è la luce fredda e distaccata dei lampadari delle feste patronali. È una luce ondulante, tremula, che si può spegnere se finisce l'olio. Nella fiaba popolare Il guardiano delle lucerne si dice: "Quando si consuma, si deve morire". È la vita stessa. 

• Il rito dell'accensione: le lucerne vengono pulite e montate dalle donne del vicolo, gli uomini montano le strutture, i ragazzi fanno le bandierine. La prima accensione di ogni vicolo spetta alla persona più anziana del vicolo. 

Vengono montate su dei telai di legno chiamati cupole, disposti per tutta la lunghezza dei 10 vicoli storici - Giudecca, Coppola, Malacciso, Puntuale, Cuonzolo, Torre, Zoppo e gli altri - a formare gallerie di luce. In fondo a ogni vicolo c'è uno specchio che moltiplica all'infinito la prospettiva. Le sagome dei visitatori diventano ombre sulle antiche mura aragonesi, anime riflesse. È voluto: la festa narra il passaggio dalla vita terrena a quella eterna. 

I simboli della natura: tutto parla di ciclo

La festa è nata come rito contadino pagano di fine estate, di ringraziamento per il raccolto e annuncio della morte dell'estate. Lo dice bene Roberto De Simone: celebra la fine di un ciclo e la sua rinascita.

1. I quattro elementi nelle geometrie

Le cupole non sono a caso. La loro forma è il codice della festa:

quadrato, rombo, triangolo e più recentemente cerchio ed esagono, che richiamano gli elementi naturali quali terra, aria, fuoco, acqua. 

L'antropologa Annamaria Amitrano Savarese lo spiega così: le figure sono la metafora della Montagna stessa, il Vesuvio.

• Quadrato = Terra: figura base dello spazio, simbolo della terra e dell'universo creato, delle fondamenta. 

• Triangolo con punta in su = Fuoco e sesso maschile, punta in giù = Acqua e sesso femminile. 

• Rombo = forze telluriche, il ruggito del vulcano e anche simbolo vulvare, usato fin dai Greci per evocare il tuono. 

• Cerchio e spirale = perfezione, tempo ciclico, vita che continua senza inizio né fine. 

Incastrandole una sull'altra, disegnano idealmente la "Montagna Calda" che svetta dalla Terra al Cielo.

2. Il bosco ricostruito nei vicoli

Per tre giorni i vicoli vengono addobbati per ricreare il bosco del Monte Somma che i contadini attraversavano per lavorare:

• felci, rami di castagno, ginestra vesuviana appesi a creare pergolati 

• prodotti della terra: ceste di frutta, corone di peperoncini rossi pupàvoli, grappoli di uva catalanesca, percoche nel vino, angurie

• acqua: quasi dappertutto c'è una fontanella con zampillo, elemento di vita primordiale 

3. Le zucche, le scene vive e le scene morte

All'ingresso di ogni vicolo trovi due tavole:

• le scene morte: due fantocci cuciti e ricamati dalle donne del borgo, 'o signore e 'a signora, seduti a un banchetto imbandito, simbolo del banchetto funebre e del cunzuolo (il conforto portato ai vicini per un lutto) 

• le scene vive: subito dopo, persone vere che mangiano pasta vera, bevono vino vero. Vita e morte affiancate.

E poi le zucche svuotate e illuminate dall'interno da una lucerna. Non sono Halloween importato: sono testimoniate già in epoche antichissime. La zucca senza semi non può riprodursi, è teschio, è morte, ma essiccata era anche recipiente per il vino, galleggiante, salvagente. È insieme morte e vita. 

La festa si svolge senza musica. L'unico canto è quello delle donne dai balconi la sera del 5 agosto, quando esce la Madonna della Neve dalla Collegiata, la chiesa più antica con la volta in oro zecchino. Un canto di sole donne che annuncia il passaggio, come facevano le donne per Diana, dea della luce e delle partorienti, a cui forse era dedicata in origine la festa. 

È per questo che è unica: fuoco, acqua, terra, aria stanno tutti insieme in 10 vicoli di terracotta accesa. 

Quest’anno una luce in più ha illuminato i vicoli del Casamale: il sorriso della neosindaca @silvia_svanera che ha apportato il necessario tocco di modernità garantendo la sicurezza e il controllo attraverso il sistema dei braccialetti e gli annunci con gli altoparlanti, ma soprattutto ha dato una visibilità anche maggiore alla festa e alle tradizioni del territorio che non vanno dimenticate, ma valorizzate per la storia straordinaria, la cultura secolare, l’attrazione di ricchezza che può sollevare i nostri borghi. ‎

È da segnalare anche la presenza dell’ @aisvesuvio nella persona del delegato Ernesto la Matta anch’egli impegnato nella valorizzazione dei prodotti vesuviani. ‎

A cura di Titti Astarita


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