Oggi basta un clic. Pigi un bottone su Suno o su una delle tante piattaforme di intelligenza artificiale generativa e, nel giro di pochissimi minuti, hai tra le mani una canzone completa. Un brano con un inizio, uno sviluppo e una fine, confezionato alla perfezione e pronto per essere lanciato sul mercato. All'improvviso, chiunque può svegliarsi la mattina, generare una traccia e definirsi un cantante o un artista.
Ma c'è una domanda fondamentale che dovremmo porci: in tutto questo, dove sta la vera gratificazione?Ciò che risulta difficile da comprendere è come ci si possa sentire appagati nel pubblicare singoli ed album sapendo che quella voce, semplicemente, non esiste. Non appartiene a chi la promuove, non è il frutto di anni di corde vocali tese, di fiato trattenuto, di fatiche in sala di registrazione. È solo un algoritmo che imita la realtà. Che senso ha far girare una traccia ed essere ammirati per un timbro vocale che è un'illusione digitale?La vera bellezza della musica risiede da sempre nell'imperfezione umana. C'è un piacere profondo, quasi viscerale, nel cantare con la propria voce, anche quando non si è perfettamente intonati. Esiste una dignità immensa nel diritto di sbagliare, di trasmettere un'emozione autentica attraverso le proprie fragilità. La soddisfazione di dire "questo l'ho fatto io, questa è la mia anima" non potrà mai essere sostituita da un file audio generato da un server.Sfruttare una voce inesistente per raccogliere consensi non rende nessuno un cantante, né tantomeno un artista.
Bisogna essere onesti: software come Suno o qualsiasi altra piattaforma di intelligenza artificiale non generano alcuna reale creatività. Non c'è nulla di inventivo in tutto questo. Questi sistemi non fanno altro che riprodurre e rimescolare cose già esistenti, scritte e cantate da esseri umani in passato. Questo processo automatico può significare molte cose, ma di certo non ha nulla a che fare con l'arte e la competenza. Per questo motivo, la speranza è che questa tendenza delle piattaforme digitali a sfornare canzoni vuote e voci fantasma prima o poi finisca, restituendo la musica a chi la crea davvero con il cuore e con lo studio.
a cura di Genny Caiazzo

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