GIUGLIANO IN CAMPANIA – Trent’anni trascorsi nel campo della giustizia minorile, lavorando a contatto con la devianza e le fragilità dei ragazzi a rischio nel territorio campano e non solo. Poi, dopo il collocamento a riposo dall’Ufficio di Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, una nuova missione: approfondire e diffondere la Meditazione Trascendentale (MT) secondo il metodo di Maharishi Mahesh Yogi. Si tratta di una tecnica di rilassamento profondo e di sviluppo della consapevolezza, naturale e non correlata ad orientamenti ideologici o religiosi. Praticata due volte al giorno, seduti comodamente e ad occhi chiusi, permette alla mente di trascendere l’attività di pensiero ordinaria per accedere ad uno stato di riposo profondo e vigile, scientificamente associato alla riduzione dello stress, all’aumento delle connessioni neurali e al riequilibrio fisiologico.
Oggi Roberto Gentile, insegnante certificato di MT, unisce la profonda conoscenza delle dinamiche sociali e familiari, maturate in magistratura, con un approccio focalizzato sul benessere neurofisiologico e sull’armonia collettiva. Attraverso conferenze, corsi e progetti di supporto sociale tra Napoli e provincia, egli promuove la meditazione non soltanto come strumento individuale contro lo stress cognitivo e l’invecchiamento cerebrale, ma come vera e propria leva di ricomposizione della conflittualità sociale e intergenerazionale. In questa intervista ci guida in una riflessione che intreccia i limiti delle tradizionali politiche di tutela, il ruolo della terza età nell’era dell’intelligenza artificiale e il potenziale trasformativo della pratica meditativa.
L’Intervista
Dottor Gentile, lei ha dedicato gran parte della sua carriera ai giovani e alla giustizia minorile, mentre oggi si occupa di benessere interiore e meditazione, ambiti fruiti da molte persone adulte e anziane. Vede un punto di contatto tra la fragilità dei ragazzi a rischio e la solitudine o la marginalizzazione che spesso vivono le persone della terza età?
C’è una causa comune al disagio, alla devianza e alla delinquenza minorile da un lato e, dall’altro, ai disagi della cosiddetta terza età: questa causa è lo stress. Per stress intendiamo ogni situazione in cui il sistema nervoso umano sia sottoposto ad un sovraccarico che supera la propria soglia di tollerabilità; in entrambi i casi, i soggetti coinvolti vivono in situazioni che non soddisfano le loro esigenze e mettono a dura prova la loro resilienza.
Nel corso della sua esperienza in magistratura, le è mai capitato di riscontrare forme di pregiudizio legato all’età o un’insufficiente tutela dei diritti dei soggetti più fragili nelle dinamiche familiari?
La mia impressione, per ciò che attiene ai diritti delle persone fragili, è che se ne parli troppo e si faccia troppo poco. Per quanto riguarda specificamente i minorenni, dico soltanto che, dopo circa trent’anni dedicati alla giustizia minorile, devo purtroppo constatare che, malgrado il lavoro fatto – e se ne è fatto in onor del vero – i problemi del disagio e della devianza non solo sono rimasti irrisolti, ma si sono aggravati, tant’è vero che, nel passaggio dalla devianza alla delinquenza, è innegabile che i minorenni di oggi commettano reati il cui spessore è molto più allarmante di quelli che commettevano i minorenni di trent’anni fa. Qualcosa, quindi, non ha funzionato.
Quali benefici offre la Meditazione Trascendentale sulla neuroplasticità e sulla gestione dello stress cognitivo nella terza e quarta età? Inoltre, in che modo la pratica meditativa può aiutare a trasformare la solitudine in un momento di riscoperta interiore e consapevolezza?
Gli studi scientifici fatti sul cervello umano hanno dimostrato che il tracciato elettroencefalografico dei meditanti è molto più regolare di quello dei non meditanti ed hanno riscontrato in coloro che praticano regolarmente la Meditazione Trascendentale un aumento non irrilevante delle connessioni fra le diverse aree del cervello, che iniziano a funzionare in modo coordinato: il che non avviene nei soggetti che non praticano questa tecnica. Questi sono solo alcuni dei cambiamenti riscontrati: sugli effetti fisiologici, psicologici e sociologici della MT, infatti, sono state fatte circa settecento ricerche scientifiche, documentate in sette volumi, che sono a disposizione di tutti. Non possiamo, quindi, entrare nei dettagli, ma possiamo dire, sinteticamente, che la pratica ha un effetto spesso risolutivo rispetto ai problemi non solo della terza e della quarta età, perché, man mano che la pratica riduce l’attività della mente, fino ad annullarla, si riduce anche l’attività fisica ed il corpo ottiene un riposo molto più profondo di quello ottenuto durante il sonno; questo profondo riposo elimina i nodi di stress, che sono alla base di non poche malattie.
Dal suo osservatorio di magistrato in quiescenza e insegnante di meditazione, cosa serve a livello culturale per far capire alla società che la terza età non è un peso, ma una risorsa d’esperienza?
Oggi la fretta è diventata un vero e proprio stato di coscienza; spesso si va di fretta senza neppure sapere perché, e ciò fa sì che non si abbia tempo né disponibilità per dare ascolto a chi ha accumulato l’esperienza di un’intera vita. Si preferisce cercare su internet le risposte ai propri dubbi, sottovalutando l’esperienza degli anziani che si basa su una congerie di dati come, per esempio, ricordi, impressioni, sensazioni, giudizio morale e molto altro, sui quali l’intelligenza artificiale non potrà mai basarsi. Se ai giovani si facesse capire questo, l’atteggiamento verso il mondo degli anziani cambierebbe radicalmente.
Osservando il contesto sociale napoletano e campano, qual è oggi lo stato dei rapporti tra le generazioni? Ci sono modelli di solidarietà intergenerazionale che la meditazione o le attività comunitarie possono rafforzare?
La pratica diffusa della Meditazione Trascendentale irradia i suoi potenti effetti nell’ambiente a tal punto da produrre una drastica riduzione di ogni forma di turbolenza. Anche questo è stato verificato sperimentalmente. Ciò premesso, la pratica della MT non può che spiegare effetti benèfici sui rapporti fra le generazioni, riducendone la conflittualità.
A cura di Massimiliano Longobardo
