C’è una linea sottile che unisce lo studio rigoroso del pianoforte classico ai palchi più caldi della canzone napoletana contemporanea. Su quella linea si muove Gianni Fiorellino, un artista che ha saputo trasformare la musica in uno strumento di riscatto, prima personale e poi collettivo.
Dalle luci del Festival di Sanremo all’inizio degli anni Duemila, dove si impose come una delle promesse più cristalline del pop italiano, fino alla consacrazione come voce simbolo di una Napoli che non smette mai di evolversi, il percorso di Fiorellino è una storia fatta di cadute, rinascite e una coerenza artistica fuori dal comune.
Oggi, tra il successo del suo ultimo album Vai, il debutto come scrittore con “Solo se c’è amore” e un legame indissolubile con la sua terra e la sua famiglia, Gianni ci apre le porte del suo mondo.
In questa conversazione ripercorriamo insieme quasi trent’anni di musica e vita: le origini, i palchi, le ferite, le svolte, i maestri, i sogni ancora da realizzare.
1. Le radici: Hai iniziato a studiare pianoforte da giovanissimo. Quanto è stata importante la formazione classica nella costruzione della tua identità artistica?
Ritengo che la formazione classica nelle arti così come la musica sia fondamentale per affrontare gli studi. Nel mio caso devo tutto allo studio classico del pianoforte sia tecnicamente che emozionalmente.
2. L’Ariston: Che ricordo conservi delle tue partecipazioni al Festival di Sanremo del 2002 e del 2003? Guardandoti oggi, c’è qualcosa che affronteresti in modo diverso?
I miei due festival li porto stretti al cuore e mi hanno insegnato tante cose. Ho conosciuto lo Star Sistem di un certo livello così come delle parti negative dello Showbiz resteranno indelebili nella mia memoria e nel mio curriculum umano ed artistico.
3. Il legame con il teatro: Nel corso della tua carriera hai interpretato ruoli importanti in teatro. Ti senti più vicino al Masaniello del musical Masaniello del 2006 o allo Zappatore dello spettacolo Zappatore del 2017?
Senza nessun dubbio, Masaniello.
4. L’evoluzione sonora: Dagli esordi fino all’album Vai, come è cambiato il tuo modo di scrivere?
La mia trasformazione nella composizione è stata dettata dalle esperienze personali, ho raccontato sempre ciò che ho vissuto ed in modo intenso nell’album vai.
5. La famiglia: Tua moglie Melania e i tuoi figli sono spesso presenti nel tuo racconto pubblico. In che modo la paternità ha trasformato la tua sensibilità artistica e influenzato le tue ultime canzoni?
La mia famiglia è anteposto a tutto, non sarei nulla senza loro. Oggi consapevole di quello che sono, sono questo e mi appaga essere padre e marito.
6. L’impegno sociale: Spesso incontri gli studenti nelle scuole per raccontare la tua esperienza. Qual è il messaggio più importante che cerchi di trasmettere ai giovani che sognano di fare musica oggi?
Ai giovani cerco di parlare con parole semplici ma piene di verità. Le mie esperienze sono vissute appieno e così porto avanti degli ideali e dei messaggi d’amore cercando di ricordare che la speranza e l’amore sono fondamentali per ogni percorso da affrontare.
7. Il debutto da scrittore: Nel libro “Solo se c’è amore” racconti una parte molto intima della tua vita. C’è stato un momento particolarmente difficile nel tuo percorso umano e artistico che senti di poter condividere con noi?
Sia nel libro che nel docufilm, dal titolo “Aspettami Stanotte” ho condiviso la mia più onestà intimità per cui invito tutti a leggere o guardare il film tuttora distribuito su prime video.
8. Il concerto alla Reggia di Caserta: Sui social hai lanciato un’iniziativa che permette ad alcuni fan di ricevere biglietti omaggio e trascorrere del tempo con te. È un gesto molto apprezzato dal pubblico. Per noi giornalisti, invece, hai in serbo qualche sorpresa?
Non sono biglietti omaggio ma accessi gratuti al meet and greet se indovinano delle risposte attraverso la partecipazione alle mie live. Per i giornalisti assolutamente si, posti equamente riservati.
9. Il ricordo di Vincenzo D’Agostino: Vincenzo; Autore, maestro, amico e altro. Cosa ti manca di più di Vincenzo D’Agostino?
Di Enzo mi mancheranno molte cose. In modo particolare la presenza impattante e costantemente attiva. Musicalmente Enzo è stato le parole del 95% del mio repertorio e quindi sarà molto difficile riuscire a scrivere da solo ma ci proveró cercando di non deludere. Infine voglio dire che per me è una doppia perdita, sia artistica che familiare e la sofferenza ha un peso importantissimo.
10. Il sogno nel cassetto: Dopo tanti anni di carriera tra musica, teatro e ora anche scrittura, qual’ è il sogno artistico che senti di non aver ancora realizzato e che vorresti portare a compimento nei prossimi anni?
RITORNARE AL FESTIVAL DI SANREMO.
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