Dalla moda al sociale. La moda per il sociale! Si tratta di Indira Acosta Arismendi, protagonista oggi della nostra intervista. Content creator, influencer, modella e organizzatrice di eventi che orienta l’universo delle passerelle in progetti di inclusione e di rinascita.
Laureata in
giurisprudenza, lasci il Venezuela e giungi in Italia dove cambi completamente
professione dedicandoti alla moda. Qual è stata la scintilla che ti ha portato
a intraprendere questo nuovo percorso?
Tutto è nato per caso, perché in realtà cercavo sempre
dei lavori attinenti alle mie competenze, per tre anni non sono riuscita a
trovare niente. Per caso ho pubblicato delle foto delle vacanze su Instagram, mi
ha chiamato un fotografo e ho pensato che anche se non sapevo posare avrei
potuto provarci. Via, via sono arrivate altre proposte e ho iniziato a sfilare
e a organizzare sfilate. Tutto è stato realmente molto per caso, non immaginavo
che diventasse un lavoro.
Com’è stato
a livello professionale e umano ritrovarsi in una nuova realtà?
Complicatissimo. A livello umano molto difficile
perché ho trovato una cultura diversa, modi di fare diversi, atteggiamenti
diversi, però sono riuscita penso ad adattarmi. A livello lavorativo è stato un
po’ difficile inizialmente però grazie al lavoro costante, alla disciplina, al
rispettare il lavoro e il tempo degli altri tutto ha preso la strada giusta.
Con l’arrivo del Covid ho iniziato a lavorare con i vari brand, ristoranti,
locali, SPA, sto cercando di essere poliedrica, nel senso che cerco di fare il
meglio in tutte le opportunità che mi capitano. Col tempo la credibilità, la
responsabilità, il lavoro di qualità hanno reso il percorso più semplice e
agevolato. Tutto ciò ovviamente dopo un lungo percorso di lavoro.
Content
creator, influencer, modella e organizzatrice di eventi. In quale ruolo ti
ritrovi maggiormente?
Non saprei… E’ una domanda difficile… Mi ritrovo in
ognuno di essi, anche se vorrei concentrarmi molto sull’organizzazione di
eventi culturali, sociali e di inclusione.
Sei
ideatrice e fondatrice della manifestazione inclusiva “Donne per le Donne”, un
evento che attraverso la fotografia mette in risalto la solidarietà femminile,
la rinascita e i diritti delle donne. In che modo nasce?
E’ nato come uno shooting multietnico e inclusivo. Ero
andata con tutte le ragazze conosciute negli anni nel mondo della moda a Torino
in Piazza Castello proprio per uno shooting multietnico e inclusivo. Arrivavano
molti fotografi, man mano la cosa cresceva e
ho cercato contatti con le varie associazioni, ho avuto l’idea di trasformare
la moda e l’arte della fotografia in momenti di inclusione e di rinascita. Mi
sono chiesta: “Perché non dare profondità a quest’occasione?”. L’evento “Donne
per le Donne” è la circostanza per raccontare anche storie di donne, storie
legate non solo alla violenza, ma anche ad altre problematiche che toccano l’immigrazione,
l’inserimento nel mondo del lavoro, i disturbi alimentari, la disabilità, le
malattie silenziose come la fibromialgia, l’endometriosi e tanto altro. Lo
facciamo appunto attraverso la fotografia e non solo perché adesso in piazza abbiamo
voce anche attraverso le radio, le tv che negli ultimi anni sono intervenute. A
raccontarsi sono donne che hanno avuto un riscatto, che ce l’hanno fatta, che
hanno fatto diventare il loro punto di debolezza un punto di forza, che hanno avuto
una rinascita. Il nostro scopo è quello
di dare forza a chi ci ascolta, ci guarda, affinché si possa dare un esempio di
forza e di rinascita.
A tal
proposito hai ricevuto recentemente il premio di “Ambassador dell’Integrazione
Culturale” 2026 in Regione Lombardia. Quali sono state le emozioni?
Avevamo ricevuto un invito per parlare della manifestazione
ma in realtà non mi era stato detto nulla del premio che avrei ricevuto. La
sorpresa è stata che alla fine ci hanno consegnato questo riconoscimento. Non
ero sola, con me c’era una ragazza albina che mi accompagna dal 2022, è anche
una modella e ha creato il progetto “Nero su Bianco” che parla dell’albinismo
come una disabilità, importante anche per informare i genitori dei bambini
albini. E’ stata lei accanto a me, abbiamo vissuto un’emozione grandissima! Ricevere
questo riconoscimento così inaspettatamente è stato veramente bellissimo.
Cos’hai
trovato in Italia che oggi ritieni fondamentale e cosa ti manca maggiormente
del tuo Venezuela?
Qui in Italia ho trovato la stabilità, il mio è un
paese a livello politico a pezzi, cosa che influisce sulla vita quotidiana come
la mancanza di prodotti basici, la mancanza di corrente elettrica due o tre
volte al giorno, il pericolo dei ladri, è un paese senza legge. Del mio
Venezuela mi manca l’apertura mentale, l’apertura verso gli stranieri, l’essere
solari.
Un sogno da
realizzare?
Mi piacerebbe creare un’agenzia di moda inclusiva e
portare la mia manifestazione a livello nazionale.
Progetti
futuri?
Sto creando lo spin-off di “Donne per le Donne” in una piccola versione estiva. Ho bisogno di tempo perché faccio tutto da sola. Noi nella nostra manifestazione non parliamo solo di donne, abbelliamo le donne, le facciamo sentire belle. Siamo state tanto criticate per questa cosa, alcune persone pensano che sia solo un modo per farsi pubblicità ma non è assolutamente così. Vestiti, trucco, parrucco sono tutti a costo zero. Il nostro è un evento pulito. Andiamo avanti a testa alta, non escludiamo la moda dal sociale, creando un equilibrio in tutto e sono felice di notare che ce la stiamo facendo.
Saluto Indira certa che il suo impegno verso cause
importanti andrà avanti con motivazione e tenacia. Bellezza che traspare non
solo dall’estetica ma dal sentirsi unite nel ricominciare. Una rinascita che fa
risplendere perché parte dall’anima…





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