Nella Palestra C del Palavesuvio, a Ponticelli, periferia est di Napoli, si è svolta la cerimonia di premiazione degli atleti meritevoli, organizzata nell’anno in cui la città è stata insignita del titolo di Capitale Europea dello Sport 2026. Un momento di celebrazione pensato per valorizzare il talento, l’impegno e i successi degli sportivi napoletani che, nel corso dell’anno, si sono distinti in molteplici discipline, rappresentando con merito i valori dello sport e della città.

A premiare atleti e atlete è stata l’assessora allo Sport del Comune di Napoli, Emanuela Ferrante. All’evento erano presenti anche Luigi Limatola e Salvatore Palantra, rispettivamente presidente e consigliere della Sesta Municipalità di Napoli (Movimento 5 Stelle), il territorio che ospita l’impianto.

Un video che ha emozionato l’Europa

Nel suo intervento l’assessora Ferrante si è detta emozionata nel rivedere il video premiato durante la cerimonia, vincitore degli Aces Video Awards. «È stato realizzato in modo molto artigianale, in casa, all’interno del Comune, con le eccellenze di cui quotidianamente possiamo beneficiare, cioè le persone che lavorano lì», ha spiegato, citando in particolare Marina Gagliano, che ha curato la realizzazione. Dentro quel video, ha aggiunto, c’è «tutto l’anno che abbiamo vissuto fino ad oggi», un regalo a quanti hanno rappresentato lo sport in ogni forma.

Il riconoscimento è doppio: oltre al premio come video più votato, tra una cinquantina di città in gara, non solo italiane ma di tutta Europa, Napoli ha conquistato anche il premio del giovane, assegnato dal voto di trecento ragazzi di scuole di ogni parte del mondo. «Il merito», ha sottolineato Ferrante:

non è soltanto di chi ha fatto il video, ma della napoletanità, della bellezza di Napoli, della capacità di trasmettere emozioni.

Lo sport come scuola di vita

Dietro le medaglie e le coppe, la cerimonia ha riportato al centro una questione che va oltre i risultati: il ruolo dello sport nella crescita dei giovani. Chi pratica attività sportiva impara presto cosa significano disciplina, rispetto delle regole e dell’avversario, gestione della sconfitta, lavoro di squadra. In territori complessi come le periferie, lo sport può essere uno dei pochi presìdi educativi capaci di offrire alternative concrete alla strada, luoghi sicuri di aggregazione e figure di riferimento positive, come allenatori e dirigenti. 

Per questo i valori che chiudevano la locandina della manifestazione, eccellenza, inclusione, rispetto, passione, futuro, non dovrebbero restare slogan di un anno, ma diventare una politica stabile della città.

Sport e disabilità: la vera inclusione

Tra i temi che meritano maggiore attenzione c’è quello dello sport praticato da persone con disabilità. Non si tratta di un capitolo a parte, ma di una frontiera decisiva per una società davvero inclusiva. Lo sport paralimpico e adattato restituisce autonomia, autostima e relazioni, abbatte barriere culturali prima ancora che architettoniche, e dimostra che il talento non ha limiti prestabiliti.

Perché questo accada servono però impianti realmente accessibili, istruttori formati, risorse dedicate e continuità dei programmi. Un anno da Capitale dello Sport avrà lasciato un’eredità vera se, a fine 2026, per un ragazzo con disabilità sarà più semplice trovare una palestra, una squadra, un percorso.

Il Palavesuvio, un gigante da restituire alla città

Ed è qui che la cerimonia di ieri impone una riflessione. Il Palavesuvio resta uno dei più grandi palazzetti dello sport di Napoli, una struttura dalle enormi potenzialità, capace di ospitare eventi, campionati e attività di base per migliaia di persone. Troppo spesso, però, resta sottoutilizzato e segnato dall’incuria. Una contraddizione evidente: una città che si fregia del titolo di Capitale Europea dello Sport e che sceglie simbolicamente la periferia est per celebrare i suoi atleti non può permettersi di lasciare un impianto di tale rilevanza in condizioni inadeguate.

Il recupero totale del Palavesuvio, dunque, non è una richiesta di parte ma una necessità strategica: significherebbe offrire ai giovani di Ponticelli e dell’intera area orientale uno spazio dignitoso dove allenarsi, restituire al quartiere un luogo identitario, attrarre manifestazioni sportive di livello e garantire accessibilità a tutti, comprese le persone con disabilità. Un investimento che avrebbe ricadute sociali ed economiche durature, ben oltre il 2026.

Dopo la festa, la responsabilità

La cerimonia di ieri ha celebrato atleti e atlete che hanno portato in alto il nome di Napoli. Il modo migliore per ringraziarli è garantire a chi verrà dopo di loro luoghi, risorse e opportunità. Il titolo di Capitale Europea dello Sport si misura soprattutto da ciò che resta quando i riflettori si spengono. E il Palavesuvio, con la sua storia e le sue potenzialità, può diventare il banco di prova più credibile di questa promessa.

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Giornalista. Si occupa di giornalismo sociale, disabilità e diritti dei bambini.

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