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| Nicola Napolitano, medico cardiologo |
Scott McTominay dovrebbe sottoporsi a un’ablazione con
tecnica PFA, sigla inglese di Pulsed Field Ablation, traducibile in
italiano come “ablazione a campo pulsato”, per un disturbo del ritmo cardiaco.
Tra le possibili ipotesi si parla di fibrillazione atriale parossistica, ma il
quadro clinico non è stato confermato pubblicamente in modo completo. Abbiamo quindi
chiesto al dott. Nicola Napolitano, Dirigente Medico Cardiologo, di spiegare, in termini generali e con parole semplici, che cosa
significherebbe questa diagnosi, come funziona la procedura e quali controlli sarebbero
necessari prima del ritorno in campo.
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| Scott McTominay |
1. Dottor Napolitano, se l’ipotesi fosse quella di una
fibrillazione atriale parossistica, di che cosa si tratterebbe?
Risposta: In termini generali, sarebbe un disturbo nel
quale il cuore presenta episodi di battito irregolare, talvolta più rapido del
normale, che iniziano e terminano spontaneamente. Si parla però soltanto di
un’ipotesi: per confermare la fibrillazione atriale occorre documentare il
ritmo con gli esami appropriati. I sintomi possono comprendere batticuore,
stanchezza, affanno o un calo della prestazione, ma possono anche essere
assenti.
2. Che cos’è la PFA e come funziona?
Risposta: PFA significa Pulsed Field Ablation,
cioè “ablazione a campo pulsato”. Il medico porta fino al cuore un sottile
catetere, inserito attraverso una vena, e invia brevi impulsi elettrici nelle zone
da trattare. Questi impulsi bloccano le cellule che trasmettono i segnali
anomali, senza usare calore o freddo. Se la fibrillazione atriale fosse
confermata, la procedura potrebbe servire a impedire che l’aritmia si riattivi.
La scelta dipende comunque dalla diagnosi e dalla valutazione dello
specialista.
3. Senza conoscere nel dettaglio il caso clinico, che
cosa si può dire dei vantaggi e dei rischi della PFA?
Risposta: In generale, la PFA non utilizza né calore
né freddo e agisce soprattutto sulle cellule cardiache da trattare, con
l’obiettivo di limitare il coinvolgimento dei tessuti vicini. Resta comunque
una procedura invasiva e il rischio va valutato sul singolo paziente. Tra le
possibili complicanze vi sono sanguinamenti o problemi nel punto di accesso del
catetere, accumulo di liquido intorno al cuore e, più raramente, coaguli. L’efficacia
dipende inoltre dal tipo di aritmia realmente presente e dalle condizioni
cliniche complessive.
4. Quali controlli permettono di chiarire la diagnosi e
di valutare il risultato dell’intervento?
Risposta: Per identificare con precisione l’aritmia
servono normalmente un elettrocardiogramma o una registrazione del ritmo
durante un episodio, eventualmente attraverso un monitoraggio prolungato.
Possono essere aggiunti un’ecografia del cuore e altri esami scelti dallo
specialista. Dopo l’eventuale intervento si controllano il battito, le
condizioni generali e il punto di accesso dei cateteri; nel tempo, ulteriori
registrazioni aiutano a verificare se compaiono nuovi episodi.
5. È possibile prevedere quando McTominay potrà tornare
ad allenarsi e a giocare?
Risposta: Senza una diagnosi confermata e senza
conoscere gli esiti della procedura e dei controlli, non è corretto indicare
una data certa. In base alle previsioni comunicate, il ritorno all’attività è
presumibilmente previsto dopo la sosta per le nazionali. Si tratta però di una
stima: il rientro dipenderà dall’assenza di complicazioni, dalla stabilità del
ritmo e dalla risposta allo sforzo. Gli allenamenti potranno riprendere
gradualmente soltanto dopo il parere degli specialisti e dello staff medico
della squadra.
Ringraziamo il dott. Nicola Napolitano per la disponibilità
e per averci aiutato a comprendere meglio la procedura. Un cordiale saluto ai
nostri lettori e arrivederci al prossimo approfondimento.
a cura di Davide Napoletano


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